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Indagine sui 4 milioni di migranti regolari nelle città metropolitane: tasso di occupazione superiore a quello dei lavoratori italiani
May 24, 2017
  Anpal Servizi pubblica la prima edizione dei rapporti su "La presenza dei migranti nelle città metropolitane"

Presenti più al nord (63,4%), maggiormente occupabili rispetto ai lavoratori italiani e con forte vocazione all’iniziativa imprenditoriale. Queste le principali caratteristiche dei circa 4 milioni di cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti al 1° gennaio 2016 nelle 14 città metropolitane italiane. Un identikit sociale reso possibile grazie alla prima edizione dei rapporti  su “La presenza dei migranti nelle città metropolitane” che Anpal Servizi, per conto della Direzione Generale dell’immigrazione del Ministero del Lavoro, presenterà il prossimo 24 maggio a Roma. Un’istantanea che fotografa una realtà in continua evoluzione.


Il sensibile aumento dei flussi non programmati e degli arrivi via mare sta infatti modificando la geografia delle presenze legata prevalentemente ai fattori attrattivi delle diverse aree territoriali che determinano uno spostamento dei migranti verso i luoghi in cui prefigurino una maggiore possibilità di inserimento socio-economico e lavorativo. E’ così che primeggia il nord (63,4%) accompagnato però da un deciso incremento rilevato nelle città metropolitane del sud come Reggio Calabria (+11,3%), Catania (+9,2%) e Napoli (+7,4%).


A mutare sono anche le tipologie dei permessi di soggiorno. Nelle città metropolitane geograficamente più esposte si registrano significativi effetti ad opera dei flussi in ingresso con elevate incidenze dei soggiornanti per richiesta o titolarità della protezione internazionale sul totale dei regolarmente presenti. Catania è in questo senso esemplare con una presenza di titolari di protezione internazionale pari al 38% dei regolarmente soggiornanti (incidenza aumentata di oltre 34 punti percentuali negli ultimi 6 anni), seguono Bari con il 27% (+15,2 punti in 6 anni) e Reggio Calabria con il 20,4% (con un aumento di circa 17 punti percentuali dal 2011).


Con riferimento al mercato del lavoro, il tasso di occupazione della popolazione non comunitaria risulta superiore a quello relativo ai lavoratori italiani in tutte le città metropolitane considerate, con la sola eccezione di Torino: da un minimo del 47,1% rilevato a Bari ad un massimo del 68,6% dell’area metropolitana di Roma; il tasso di disoccupazione risulta invece minimo a Reggio Calabria (5,5%) e massimo a Torino (27%); infine, relativamente al tasso di inattività, Messina, Milano e Roma fanno registrare i valori più bassi, mentre Reggio Calabria, Bari e Palermo i più alti.


Anche i dati sull’imprenditoria indicano un importante dinamismo della presenza non comunitaria in Italia. Roma, Milano e Napoli registrano il maggior numero di imprese individuali a titolarità straniera (rispettivamente 34.329, 30.375 e 14.802) e Milano, Firenze e Roma sono quelle in cui si registra la maggiore incidenza di cittadini non comunitari tra i titolari di imprese individuali (rispettivamente 23,8%, 20,2% e 18,7%).


Maurizio Del Conte, amministratore unico di Anpal Servizi: “Collegare ogni azione alle conoscenze precise del contesto economico e sociale riflette il ruolo che l’Anpal – e al suo fianco Anpal Servizi – si trova a svolgere nel contesto delle politiche attive del lavoro, così come sono state disegnate dal Jobs Act. La nostra funzione di accompagnamento all’inclusione attiva dei migranti non può essere disgiunta dal lavoro di analisi. Tutto ciò in una logica di sistema di livello nazionale. In tal senso risulta fondamentale definire standard per politiche di welfare e di workfare calibrate sulle diverse realtà locali ma riconducibili a un disegno unitario nelle loro linee di fondo.


I dati ci dicono chiaramente che ci troviamo di fronte ad un fenomeno migratorio dalle molteplici sfumature. Se è vero che i livelli occupazionali dei cittadini non comunitari nel nostro paese appaiono nella maggior parte dei territori migliori di quelli relativi alla popolazione autoctona, è pur vero che la domanda di lavoro espressa dal sistema economico-produttivo italiano, nel caso specifico dei lavoratori stranieri, è pressoché schiacciata su professionalità low skills, con una sostanziale assenza del fabbisogno di personale immigrato dotato di elevate competenze tecniche e professionali. In Italia svolge un lavoro manuale non qualificato il 40% dei non comunitari, a fronte del 8% dei lavoratori autoctoni. E questo benché circa la metà degli occupati non comunitari possieda almeno un diploma. Le ricadute sul piano economico sono evidenti: il 34% ha una retribuzione mensile inferiore agli 800 euro mensili a fronte del 10,4% degli italiani”.


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