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Statistiche del lavoro

Statistiche del lavoro 06.apr.2020
Famiglia e lavoro: in difficoltà le famiglie monogenitoriali
Pubblicato oggi il Report 2019 di Anpal Servizi, che fotografa la partecipazione delle famiglie al mercato del lavoro. In aumento i nuclei con almeno un occupato
Famiglia e lavoro

Lieve aumento delle famiglie con almeno un occupato e allargamento del divario territoriale. Ma anche fragilità delle famiglie monoparentali e forte impatto della cura dei figli sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Sono alcune delle tendenze registrate dalla sesta edizione del "Rapporto “Famiglia e Lavoro 2019” curato dalla Direzione “Studi e Analisi statistiche” di Anpal Servizi. Il Rapporto, pubblicato oggi sul portale aziendale, rientra nel Programma Statistico Nazionale 2017-2019 del SISTAN (Sistema Statistico Nazionale) e offre una dettagliata descrizione della partecipazione delle famiglie italiane al mercato del lavoro.

Nel 2018 le famiglie con almeno un componente occupato sono risultate 15,7 milioni, il loro peso relativo è aumentato di quasi un punto percentuale rispetto al 2016, arrivando al 60,5%. I nuclei con almeno una persona disoccupata sono 2 milioni 393 mila, la loro incidenza è del 9,2% (era del 10% nel 2016).

Sono i nuclei monogenitoriali a far registrare le più alte incidenze di famiglie con una persona disoccupata (12,9% tra le famiglie con due componenti; 18,1% tra le famiglie con tre o più componenti). I nuclei monogenitoriali sono quelli con una maggiore incidenza del part time (26% per le famiglie a due componenti, 30,2% in quelle con 3 o più componenti) e del lavoro temporaneo: tra le famiglie con due componenti, l’incidenza di famiglie monogenitoriali con almeno un occupato a tempo determinato è pari al 17,9%. Va tenuto presente che i nuclei monogenitoriali – che nel 2018 hanno un capofamiglia donna nell’83,5% dei casi – scontano, senza dubbio, la forte femminilizzazione del lavoro part-time: nel 2018 l’incidenza della componente femminile sul totale dell’occupazione part-time è difatti pari al 77%.

Il report conferma che la crisi ha accentuato il divario territoriale Nord–Sud: in Calabria e Sicilia solo in una famiglia su due c’è almeno un occupato (l’incidenza è rispettivamente del 50,7% e del 50,3%), mentre ben sopra la media nazionale (60,5%) viaggiano la provincia di Bolzano (71,9%), il Veneto (65,1%) e la Lombardia (65%).

Più di una famiglia su 5 (21%) ha al suo interno almeno un figlio Neet, cioè un giovane di 15-29 anni che non studia e non lavora. Le coppie che non hanno figli Neet normalmente vivono una situazione professionale più favorevole delle coppie con almeno un figlio Neet, dal punto della qualifica, del numero di genitori che lavorano e del titolo di studio.

La cura dei figli ha un impatto rilevante sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro: l’11,1% delle donne italiane ha dichiarato di non aver mai lavorato per motivi legati alla cura dei figli, mentre in Europa questo fenomeno si riscontra solo del 3,6% dei casi. Tra gli effetti della cura dei figli, in Italia il principale è la riduzione dell’orario (24% in Italia a fronte del 17% medio europeo).  

Nel 2018 in Italia si stimano 1 milione e 800 mila famiglie in povertà assoluta, pari al 7% del totale delle famiglie: ciò significa 5 milioni di persone, pari all’8,4% della popolazione. Le famiglie povere con almeno un occupato sono poco più di un milione (il 6,6% delle famiglie residenti in Italia con almeno un occupato). Sono invece 800 mila quelle con tutti i componenti non occupati (il 7,6% delle famiglie senza occupati).

 

Rapporto famiglie e lavoro 2019

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