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Sure: l’UE raccoglie i primi 17 miliardi per la Cig europea

Ammortizzatori sociali 21.ott.2020
Sure: l’UE raccoglie i primi 17 miliardi per la Cig europea
Emessi ieri i primi due bond per finanziare il fondo dedicato alla cassa integrazione dei Paesi membri. All’Italia andranno 27,4 miliardi
Bandiera dell'Unione Europea - Fondo Sure per finanziare la cassa integrazione dei Paesi membri

Sure non è più solo un progetto scritto sui documenti di Bruxelles. Proprio ieri, l’Unione Europea ha infatti emesso i primi due bond per finanziare il fondo dedicato alla cassa integrazione dei Paesi membri.

I due prestiti obbligazionari hanno permesso di raccogliere subito 17 miliardi, grazie a una domanda record sui mercati che è arrivata addirittura a 233 miliardi, permettendo all’UE di aumentare l’importo di oltre il 13% rispetto ai 15 miliardi previsti all’inizio.

I due bond – prima grande raccolta messa in campo a livello comunitario per finanziare le esigenze degli Stati dell’Unione – sono a 10 anni e a 20 anni, con tassi di interesse pari rispettivamente a -0,238% e a +0,131%. 

Rappresentano solo una prima tranche, visto che la raccolta per Sure dovrà coprire nei prossimi mesi i 100 miliardi stabiliti per questo specifico fondo, o quantomeno gli 87,4 miliardi chiesti finora da 16 Paesi membri.

Italia primo Paese beneficiario

La quota di Sure destinata all’Italia è la più alta nell’Unione Europea. Un sostegno pari a 27,4 miliardi di euro per proteggere i lavoratori a rischio a causa del Coronavirus.

Coprirà i costi legati a misure come cassa integrazione, indennità per i lavoratori autonomi di vario tipo, indennità per i collaboratori sportivi, per i lavoratori domestici e per i lavoratori intermittenti.

Il risparmio stimato per le casse dello Stato sarà di oltre 5,5 miliardi.

In generale, i prestiti – a condizioni molto vantaggiose – andranno a sostenere lavoratori e imprese grazie al finanziamento degli ammortizzatori sociali, rafforzando in particolare gli schemi di lavoro a orario ridotto dei singoli Stati. 

Un modo per consentire alle aziende – in un periodo di contrazione dell’economia – di restare in attività e tenere le persone al lavoro.

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