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Intervista a navigator

Navigator 02.Jul.2020
Quello che i media non dicono. Il valore aggiunto dei navigator
Intervista a Giulia, navigator di un centro per l’impiego di Roma: “Occorre grande empatia per far emergere il disagio di tanti beneficiari del reddito di cittadinanza. Ma è l’unico modo per attivarli”

Come hanno lavorato i navigator durante il lockdown? Può la sospensione della condizionalità per il beneficiario del reddito di cittadinanza, che lo dispensa dall’obbligo di recarsi al centro per l’impiego durante questa crisi sanitaria, rendere ipso facto il navigator inutile? Non ci sono studi che dimostrino questo assunto, ma molti settori dell’opinione pubblica stanno mettendo in discussione il ruolo, la funzione, la professionalità e anche la correttezza dei nuovi professionisti dei servizi per l’impiego.

Che però non ci stanno e hanno voglia di gridarlo. Giulia, navigator che collabora con un centro per l’impiego di Roma, non nasconde la sua irritazione.

"Sì, nella mia esperienza ci sono state difficoltà nella ripresa delle attività dei navigator durante la quarantena, ma dal mio punto di vista le modifiche alla Convenzione con la Regione Lazio e la creazione di flussi procedurali ex-novo sono avvenuti in tempi record. Quando si valuta una situazione standone al di fuori, si ha l’impressione di una compattezza e di una solidità irrealistiche, come se anche di fronte all’inimmaginabile ci si possa aspettare che “altri” abbiano già immaginato una risposta. Credo che nessuno, comprensibilmente, abbia avuto tale prontezza quando l’emergenza sanitaria ha davvero investito il Paese, e mi reputo semplicemente una privilegiata per aver potuto riprendere parte delle attività lavorative che prima svolgevo in presenza".

 

Cos’è che non condividi della narrazione che si sta affermando sui Navigator?
"Quando si parla dei navigator si utilizzano tanto una terminologia quanto una retorica piuttosto semplicistica: sembra quasi che a questi ragazzotti basti chiedere all’utenza che incontrano “Cosa vorreste fare da grandi”, per poi prenderli e trovargli un’occupazione che li porti a non aver più bisogno della misura di cui stanno beneficiando. Proprio questa retorica dimostra una profonda ignoranza del bacino dei destinatari del Reddito, del fatto che - nella mia esperienza personale - due su tre non arrivino nemmeno a firmare il Patto per il Lavoro (che li avvierebbe alla riqualificazione e al reinserimento lavorativo) perché ricadenti nelle casistiche di esonero ed esclusione dalla stipula del Patto stesso; del fatto che alcuni non abbiano mai prodotto un curriculum vitae, né mai cercato impiego al di fuori del microcosmo del proprio quartiere; che altri non sappiano redigere né mandare e-mail. Finché si fa propaganda con la mia professione posso ancora stare al gioco, ma quando si fomenta la fantasia che ci sia un plotone di forza lavoro pronta a reinserirsi, e che nessuno stia facendo niente per reinserirla, non lo tollero più".

 

C’è qualche aspetto del vostro lavoro che sfugge allo sguardo dell’opinione pubblica e che i vostri detrattori  non riescono e non vogliono capire?
"Nella stragrande maggioranza dei casi i beneficiari del reddito di cittadinanza che ho incontrato soffrivano di disagi di lunga e soprattutto varia natura. E posso garantire che se farli emergere richiede un grandissimo tatto, empatia e solidarietà quando svolgiamo il nostro lavoro in presenza, nelle attività da remoto ne richiede davvero tanto di più. In termini tecnici si chiama “profilazione”, ma il suo valore è nullo se non sgorga da una reale apertura e da un vasto approfondimento del vissuto della persona all’altro capo del telefono. Occorre una vista ancora più acuta, occorrono orecchie ancora più allenate, per carpire (e capire) realmente con chi abbiamo l’onore di renderci utili.
Ogni giorno emergono nuovi problemi, dubbi, situazioni tanto rare da non avere una soluzione bell’e pronta. Ci confrontiamo costantemente con domande che nessuno aveva mai creduto sarebbero state poste. Soprattutto quando si lavora con le persone, occorre tenere in conto quanto la realtà possa discostarsi dalla procedura che si riteneva potesse rappresentarla, e risolverla".

E poi l’attenzione dei media sembra rivolta esclusivamente agli esiti occupazionali dei percorsi di attivazione che portate avanti con il beneficiario o l’utente…
"La mia attività non prevede la mera ricollocazione dell’utenza, e la stessa misura non si concretizza in un semplice sostegno economico nella fase di transizione da un’attività lavorativa all’altra. Certo: in quanto politica attiva del lavoro, il percorso del Reddito di Cittadinanza viene coronato dalla ricollocazione del beneficiario. Ma per ricollocare la più ampia platea di questa utenza, occorre davvero una rivoluzione culturale che scardini tutte le difficoltà insite in ogni mutamento strutturale di sì vasta portata
I navigator lavorano presso i Centri per l’Impiego da neppure un anno; in ciascuno di essi, sono state incontrate e “colloquiate” migliaia di persone. Chi entra svogliato negli uffici e se ne va senza neppure provare a nascondere la propria irritazione; chi entra sfiduciato e non esce senza averti lasciato un abbraccio. Provo quasi fastidio a dover mettere a nudo tanti retroscena che costituiscono la parte più profonda di quello che faccio ogni giorno, ma posso garantire che a tutti è stata riconosciuta la stessa importanza e riservata la stessa attenzione.
Invece che ricorrere a pretesti retorici per aizzare i propri lettori, sarebbe utile un’analisi meno semplicistica e più costruttiva del nostro ruolo, che sollevi dubbi e ponga domande che vadano sempre più in profondità".

 

 

 

 

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