Idee e modelli per nuove forme di organizzazione del lavoro

Organizzare la produzione nella fase 2: modalità di lavoro flessibili e schemi orari differenziati per la produttività, la sicurezza e il mantenimento dei posti di lavoro

 
La crisi sanitaria, sociale, economica e lavorativa che stiamo vivendo a causa del Coronavirus è molto più grave di quelle vissute in passato e ha una evoluzione incerta. Accanto alle ingenti risorse che si stanno mobilitando a livello europeo, nazionale e regionale per garantire un adeguato sostegno al reddito a chi ne ha bisogno e per coprire perdite e realizzare nuovi investimenti nelle aziende, c’è un’altra importante risorsa che sarà necessario mettere in campo per affrontare la difficile fase di ripresa: immaginare e costruire un nuovo modo di organizzare il lavoro e la produzione.
 
In questo focus, Anpal Servizi intende offrire il proprio contributo, dando alcuni suggerimenti di metodo volti a trovare soluzioni di flessibilità organizzativa per il raggiungimento di un nuovo equilibrio produttivo, lavorativo, personale e famigliare. 
 
Ci rivolgiamo soprattutto ai manager e agli imprenditori delle piccole aziende - che generalmente hanno minore accesso ad una consulenza specializzata - ma anche ai consulenti aziendali, ai consulenti del lavoro e a coloro che si trovano in questo periodo in prima linea nel sostenere le aziende nella difficile riorganizzazione per la ripresa. 
 
Abbiamo deciso di condividere l’esperienza maturata dall’Agenzia in questi anni nella promozione della flessibilità organizzativa e oraria nelle piccole e medie imprese, proponendo:
 
  • schede tecniche sulle diverse modalità organizzative e orarie;
  • esperienze e pratiche realizzate da altre aziende e raccolte in questo periodo e in periodi precedenti alla pandemia, ma selezionate perché presentano elementi utili a stimolare suggestioni e trovare consigli per la riorganizzazione della produzione e il mantenimento dei posti di lavoro;
  • approfondimenti su tematiche specifiche o modalità organizzative determinate che nel corso della riapertura delle attività produttive appaiono particolarmente critiche.

5 principali suggerimenti di metodo

1 - Incrociare le esigenze di tutti. Qualsiasi soluzione proposta dovrà venire incontro alle esigenze di lavoratori, manager e direzione aziendale, solo così si riuscirà a determinare soluzioni sostenibili e a creare un contesto favorevole al loro adattamento nel tempo. Tanti sono i fattori anche esterni all’azienda che incidono nella scelta della soluzione oraria e organizzativa da adottare. Basti pensare alla grande questione dei trasporti e alla dimensione famigliare e ai carichi di cura molto più difficili da gestire in un periodo di isolamento sociale e di chiusura dei servizi scolastici.
 
La consultazione coinvolgerà anche le associazioni sindacali se presenti in azienda. Ma è importante - soprattutto nella piccola dimensione aziendale - realizzare un confronto diretto con i lavoratori e le lavoratrici a tutti i livelli, attraverso colloqui e confronti di gruppo (a distanza e garantendo le misure di sicurezza) in cui mettere in trasparenza le esigenze dell’azienda e raccogliere le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici.
 
2 - Ampliare il set di soluzioni per recuperare efficienza e ridurre i sacrifici. Difficile pensare ad un orario standard, valido per tutti in questa situazione. Sarà utile prevedere diversi schemi per ciascuna soluzione e modalità oraria, e individuare per ciascuna soluzione le professionalità e il numero di persone che dovranno coprire la posizione.
 
Ci potranno essere, ad esempio: 
 
  • schemi di orari spezzati;
  • schemi diversificati di flessibilità in ingresso e uscita per favorire un orario di produzione più lungo; 
  • schemi di part-time in diverse fasce orarie specifiche, più critiche per la produzione; 
  • combinazioni di lavoro in presenza e smart working. 
 
Le diverse modalità dovranno rispondere alle esigenze produttive (e rispettare i vincoli sulla salute, sicurezza e distanziamento sociale), lasciando un margine di scelta ai lavoratori e alle lavoratrici di posizionarsi sulla soluzione ritenuta desiderabile anche per conciliare meglio la vita personale e famigliare. L’esperienza ci ha insegnato che nel proporre diversi schemi orari più dell’80% delle persone si posizioneranno in modo variegato e sarà necessario gestire solo alcune sovrapposizioni. 
 
3 - Distribuire più equamente possibili i sacrifici. Nel definire gli schemi orari e le modalità organizzative potranno esserci delle soluzioni più “complesse” di altre. Sarà importante, in questa fase critica per tutti, distribuire adeguatamente i sacrifici limitando e gestendo adeguatamente le situazioni di privilegio/tutela. 
L’esperienza realizzata nelle aziende ci ha dimostrato in molti casi che le capacità organizzative delle persone sono ampie e a volte dare per scontato che alcune categorie di persone (ad esempio, le mamme con figli piccoli) preferiscano lavorare solo in determinati orari non è sempre vero e non è sempre la soluzione migliore. Una programmazione dei turni, ad esempio, consente anche a chi ha carichi di cura di esprimere una maggiore flessibilità. La distribuzione dei sacrifici faciliterà la creazione di un ambiente di lavoro più coeso e produttivo.
 
4 - Monitorare/guidare l’applicazione delle nuove soluzioni ed essere pronti ad adattamenti. Non è detto che le soluzioni trovate - seppur ottime sulla carta - possano rilevarsi tali. I fattori da considerare sono tanti e non tutti potranno essere presi in esame con il giusto peso. Sarà utile considerare momenti dedicati a condividere con i lavoratori l’andamento dell’esperienza. Inizialmente anche con cadenza quotidiana e di breve durata, per poi diradarli in momenti periodici (a cadenza settimanale, quindicinale, ecc). Ciò aiuterà a guidare meglio l’applicazione, prendere per tempo i disagi e le disfunzioni rispondendo con adeguati adattamenti, tenendo conto anche dell’esperienza diretta maturata dai lavoratori e dalle lavoratrici, oltre che dai manager e dai capi di produzione. 
 
5 - Fare attenzione a non penalizzare le donne. Ultimo, ma non meno importante, è necessario adottare un approccio alla scelta della soluzione che non penalizzi, anche inconsapevolmente, le donne. Le donne in Italia hanno più difficoltà a lavorare che in altri Paesi. I dati sul carico di cura registrano un impegno anche triplo rispetto agli uomini e in questa fase rischiano di essere ulteriormente penalizzate, con scelte organizzative che potrebbero portarle ad uscire dal mercato del lavoro. Nelle soluzioni da adottare è importante evitare di assumere un modello tradizionale della visione del mercato del lavoro, dando - ad esempio - priorità al lavoro degli uomini. In una crisi così grave e incerta, per sostenere la ripresa economica c’è più che mai bisogno del lavoro delle donne.   
 
Sono indicazioni apparentemente semplici, ma nella realtà poco praticate, soprattutto nelle piccole imprese alle prese con le incombenze della quotidianità. Ecco una pillola formativa sul metodo da seguire per trovare la soluzione migliore.
 
Di seguito invece alcune schede tecniche per un approfondimento su modalità di organizzazione degli orari di lavoro e qualche esperienza da cui trarre ulteriori suggestioni.
 
 
Nei prossimi aggiornamenti saranno disponibili altre storie e altre schede di pratiche di flessibilità oraria e organizzativa.
 
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