Il lavoro delle donne nella fase 2

Il contributo femminile è fondamentale per favorire la ripresa economica. Ecco due chiavi per trovare le soluzioni sostenibili e non tornare indietro

 
In questi mesi di crisi dovuta alla pandemia da Covid-19 molte attività sono state bloccate, altre sono invece rimaste attive rivoluzionando la loro organizzazione attraverso il lavoro da casa e/o modificando l’organizzazione dei lavoratori nelle attività di produzione e di erogazione dei servizi (produzione alimentare, logistica e i trasporti, negozi e supermercati alimentari, ecc.). 
 
Alcuni studiosi – analizzando gli effetti di questa rivoluzione “forzata” sul lavoro femminile - hanno evidenziato che nel breve periodo le donne stanno pagando un prezzo molto alto, in termini di:
 
  • perdita di occupazione per i settori chiusi che sono stati bloccati nelle attività, come i servizi;
  • una forte pressione all’opposto per quelle occupazioni di prima linea, dove le donne sono in maggioranza (servizi sanitari) e un generale maggiore impegno nelle attività di cura da combinare con il lavoro da casa.  
 
Tuttavia, gli studi concordano anche che nel medio periodo questa situazione porterà ad un’accelerazione verso una maggiore equità di genere nella distribuzione del tempo nel lavoro retribuito e di cura. La presenza dei padri/partner in famiglia - per la chiusura generalizzata delle attività economiche e sociali - ha infatti portato a una maggiore condivisione delle responsabilità di cura dei figli e della casa.
 
 
Nella fase di ripresa è necessario trovare soluzioni sostenibili che consentano di migliorare l’organizzazione del lavoro in azienda, in modo da salvaguardare l’occupazione e recuperare posizioni sul mercato. Bisogna dare priorità al lavoro: in egual misura a quello degli uomini e a quello delle donne. 
 
“…molte donne fanno lavori in settori che sono fondamentali per uscire dalla crisi. Senza il settore sanitario, senza le scuole, senza gli asili e la cura degli anziani, senza le attività commerciali, l’economia non può ripartire. Questo significa che senza le donne niente funziona!”. Sono le parole pronunciate dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen il 10 maggio scorso. 
 
Ma come può un’azienda di piccole dimensioni trovare soluzioni che - in questa fase complicata - permettano di mantenere la produttività e consentano una piena ed equa partecipazione delle proprie lavoratrici e dei propri lavoratori? 
 
Vi offriamo due “chiavi”:
 
1 - La “flessibilità ricca” per trovare nuove soluzioni organizzative e orarie sostenibili 
 
La flessibilità ricca è quella che consente di produrre un gioco a somma positiva, dove tutti trovano soddisfazione alle proprie esigenze: 
 
  • l’imprenditore riesce a mantenere alta la produttività, 
  • i lavoratori e le lavoratrici riescono a mantenere il posto di lavoro e a gestire gli impegni famigliari e personali, 
  • i clienti/utenti sono soddisfatti dei prodotti e dei servizi offerti.
In aziende piccole o grandi, le soluzioni organizzative e orarie sostenibili devono quindi presentare 3 principali caratteristiche:
 
  1. Essere funzionali alle esigenze di produttività e di redditività aziendali (quindi coerenti con i picchi e i flessi di vendita, con la gestione dei flussi di produzione, con la gestione del magazzino, ecc.).
  2. Lasciare un margine di autonomia di scelta dell’orario/luogo di lavoro ai lavoratori e alle lavoratrici.
  3. Essere neutrali dal punto di vista di genere.
Se una misura risponde a queste tre caratteristiche è per definizione:
 
  • Una misura che consentirà di incrementare la produttività.
  • Una misura che faciliterà la condivisione delle responsabilità di cura per padri e madri che lavorano in azienda.
  • Una misura che consentirà la conciliazione in generale con le diverse sfere della vita per uomini e donne, giovani o lavoratori maturi, per chi ha carichi di cura e per chi non ne ha.
 
2 - La “partecipazione operativa” come chiave per trovare nuove soluzioni organizzative e orarie sostenibili 
 
Per trovare la soluzione migliore bisogna favorire un coinvolgimento e uno scambio tra direzione aziendale, manager, lavoratori e lavoratrici. Serve la “partecipazione operativa”, che prevede di consultare i lavoratori per raccogliere le loro esigenze ma anche di coinvolgerli operativamente per suggerire soluzioni che permettano di aumentare la produttività aziendale e di migliorare i processi di lavoro. 
 
Il contesto in cui si realizza la produzione è cambiato, i vincoli al distanziamento sociale e le difficoltà personali e famigliari dei lavoratori e delle lavoratrici richiede di mettere in campo creatività e disponibilità da parte dei diversi soggetti che sono direttamente coinvolti nella ripresa delle attività. 
 
Sulle modalità di coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici vi suggeriamo questo approfondimento dove troverete anche tre video che raccontano esperienze realizzate in piccole imprese. 
 
 
Ecco infine le schede tecniche sulle modalità di organizzazione degli orari di lavoro, arricchite dalla descrizione di esperienze concrete dalle quali trarre ulteriori suggestioni:
 
 
Vuoi ricevere suggerimenti e consigli o hai questioni da porci su soluzioni che stai cercando di adottare? Hai trovato soluzioni che vuoi far conoscere agli altri? Scrivici e ti contatteremo.