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cnel rapporto 2021

Mercato del lavoro 12.gen.2021
Dal Cnel fotografia del mercato del lavoro tra "tsunami" Covid e la sfida delle politiche attive
I dati più drammatici riguardano l’occupazione giovanile con 2 milioni di Neet e quella femminile
copertina rapporto cnel 2020

“Investire davvero in politiche attive, anche attraverso un maggiore coordinamento tra autorità centrali e quelle regionali, e nella formazione continua con focus sui lavoratori a bassa qualifica attraverso il Fondo nuove competenze che potrebbe essere aperto a tutte le imprese". Sono le raccomandazioni espresse da Stefano Scarpetta, direttore per l'Occupazione e gli affari sociali dell'Ocse, intervenendo alla presentazione del XXII Rapporto Cnel su “Mercato del lavoro e contrattazione collettiva”. Scarpetta ha parlato di una "crisi senza precedenti nel corso della quale sono state messe in campo misure straordinarie da tutti i Paesi Ocse, e che ha avuto un impatto fortemente differenziato colpendo in particolare i lavoratori più vulnerabili, a basso reddito, autonomi e precari, giovani e donne. Per la cassa integrazione servono ulteriori estensioni mirate alle imprese che operano nei settori fortemente danneggiati dalle misure di contenimento. Il sussidio di disoccupazione per i lavoratori autonomi (Iscro) può diventare un elemento importante per arrivare una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali".

Per Tiziano Treu, presidente del Cnel, “dalla crisi generata dalla pandemia dobbiamo trarre insegnamenti per guardare avanti. Con il Covid abbiamo scoperto quanti buchi ci sono nella rete di sicurezza del welfare: sanità, ammortizzatori, sostegno alla povertà. In questo anno si sono moltiplicati gli interventi di carattere generale universalistico: una cosa ottima ma le diseguaglianze sono aumentate. Le fondamenta del mondo del lavoro sono ancora fragili - ha fatto notare Treu - ed esposte ancora agli impatti esterni. Le politiche del lavoro devono essere universalistiche ma va fatta un'analisi sulle distorsioni. Questa riflessione dovrà essere centrale nei prossimi mesi. Va ricalibrato il sistema del welfare e la protezione del reddito ma va anche perseguita la connessione tra politiche attive e configurazione di un mercato lavoro più resistente agli shock”.

Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha evidenziato come “la crisi generata dal Covid ha aumentato le disuguaglianze e vi è stata una perdita di reddito dei lavoratori: in questo contesto, il reddito di cittadinanza, che ha registrato un aumento del 25% delle domande, è stata una misura importante che ha aiutato le famiglie in difficoltà. Gli interventi previsti nel piano Next Generation Eu sul fronte delle politiche del lavoro possono produrre un miglioramento delle condizioni di inserimento lavorativo e di contrasto alla precarietà con l'obiettivo di creare un mercato più inclusivo. Ci sono 3,1 miliardi per le politiche attive di cui 500 milioni già anticipati in legge di bilancio, 3 miliardi per il Piano nazionale per le nuove competenze, 600 milioni per l'apprendistato duale e 400 milioni per il sostegno all'imprenditoria femminile. Serve il confronto con le parti sociali per la riforma degli ammortizzatori sociali”.

Il XXII Rapporto Cnel parla di un mercato del lavoro che presenta più ombre che luci. Se i dati più drammatici riguardano l’occupazione giovanile con 2 milioni di Neet e quella femminile, già in una situazione critica pre-covid, con quasi una donna su due inoccupata, che si è ridotta di quasi 2 punti percentuali, non destano minore preoccupazione il mancato rinnovo dei contratti per oltre 10 milioni di lavoratori (77,5% del totale), l’inadeguatezza del sistema scolastico e formativo nella formazione delle competenze, l’aumento della povertà e delle disuguaglianze. La crisi conseguente alla pandemia ha colpito circa 12 milioni di lavoratori tra dipendenti e autonomi, per i quali l’attività lavorativa è stata sospesa o ridotta, in seguito al lockdown deciso dal Governo per limitare l’aumento esponenziale dei contagi. Situazione destinata probabilmente a diventare esplosiva con l’interruzione della cassa integrazione e la fine del blocco dei licenziamenti. Nel report si esprime il timore che una parte degli esuberi venga assorbita dall’economia sommersa non riuscendo a trovare un’occupazione in regola andando ad aumentare la quota già aumentata negli ultimi anni di lavoro nero. 

XXII Rapporto Cnel

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