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Il ruolo dei Centri Per l’Istruzione degli Adulti

Il ruolo dei Centri Per l’Istruzione degli Adulti 26.lug.2021
Il lavoro dei navigator in un grande Cpi della Capitale: quando la formazione continua offre nuove prospettive per il futuro
Il caso di un padre e di un figlio che insieme decidono di tornare a studiare con il supporto di Francesca, navigator a Cinecittà
Studenti in aula Il lavoro dei navigator, specie in questa lunga fase di emergenza sanitaria, è molto spesso un lavoro di motivazione e di riattivazione delle persone che si rivolgono ai Cpi, accompagnato dall’individuazione di soluzioni e strumenti il più delle volte sconosciuti agli utenti stessi. Quella che segue è una delle esperienze realizzate da Francesca Cavalieri, navigator presso il Centro per l'impiego di Cinecittà, laureata in Economia, esperta Data-Analyst. 
“Gli incontri con i beneficiari del Reddito di Cittadinanza svolti al Centro per l’Impiego – dice Francesca – sono stati sempre fondamentali per poter stabilire un rapporto di condivisione e fiducia, nel solco del quale poteva iniziare il fruttuoso, anche se difficile, cammino per la riattivazione professionale. Con la pandemia questo contatto diretto è venuto meno e cercare di instaurare un percorso di crescita è divenuto ancora più difficile. Riuscire a scalfire il muro di diffidenza è stata, spesso, la sfida principale. E, soprattutto, se parliamo di traguardi purtroppo non raggiunti, questi sono ovviamente vissuti come sconfitte personali. Alcuni utilizzano l’aggressività per nascondere il dispiacere nel non aver raggiunto quei traguardi socialmente condivisi (un titolo di studio o un contratto di lavoro) che servono per non farti sentire un escluso; altri non riescono a mettere in luce quei punti di forza del loro percorso che sono comunque interessanti e che potrebbero essere valorizzati nell’ottica di ricerca del lavoro".
Quando ho cercato di entrare in contatto con un ragazzo ventenne - prosegue Francesca - mi sono dovuta scontrare con il ‘muro’ che il genitore frapponeva tra me e lui, sicuramente per proteggerlo ma anche impedendogli di riflettere sulla complessità delle situazioni che lo avevano portato da una parte all’abbandono scolastico, e dall’altra a difficoltà crescenti nell’ottenere un contratto di lavoro.
Dopo diversi appuntamenti, alcuni rimandati, altri interrotti, sono riuscita a conquistarne la fiducia fino a quando ha compreso che, tramite questi incontri, il ragazzo poteva essere aiutato ad intraprendere un reale percorso di crescita, sia in ambito formativo che lavorativo.
Il supporto alla scrittura del curriculum, l’incitamento alla candidatura agli annunci di lavoro si alternavano, intanto, a riflessioni sul percorso formativo interrotto alla scuola dell’obbligo.
Fino a quando, un giorno, il genitore mi ha telefonato, dicendomi che aveva maturato la decisione di riprendere gli studi e che avrebbe voluto conseguire il diploma socio-pedagogico e, forse, anche iscriversi ad una laurea triennale per poter lavorare nelle comunità. Inoltre, mi comunicava che anche suo figlio aveva deciso di intraprendere lo stesso percorso e che, insieme, pensavano di rivolgersi ad un istituto scolastico privato.
Allora gli ho parlato dei CPIA, Centri per l'Istruzione degli Adulti, presenti nella loro zona, che offrono corsi pubblici gratuiti per gli adulti che vogliono rientrare nel circuito formativo e che permettono di ottenere una qualifica professionale o un diploma. Non ne conoscevano l’esistenza e non sapevano che avrebbero potuto aiutarli con un'attività di orientamento finalizzata alla definizione del “Patto formativo individuale” che certifica il riconoscimento dei crediti (scolastici e lavorativi) già acquisiti dallo studente, per la personalizzazione del percorso di istruzione.
Quello che emerge dalla fotografia della platea dei beneficiari del RdC e che è la vera ragione della povertà diffusa in certi contesti, dove la mobilità sociale è quasi nulla, è che a volte la scuola dell’obbligo non assolve pienamente al suo primo vero scopo, cioè di dare a tutti le stesse opportunità di formazione e realizzazione sociale, assumendo la funzione di indirizzo, incitamento e supporto ai giovani nelle loro scelte e nel loro percorso formativo.
Quali occasioni si possono, quindi, creare per far crescere, nei beneficiari, quel desiderio di formazione che li potrebbe avvicinare al mondo dei CPIA di secondo livello, permettendogli di cogliere maggiori opportunità lavorative?
L’attuazione di giornate dedicate presso il Cpi, che siano occasione di incontro con i beneficiari, in cui possano sentirsi insieme (tra loro e con noi) a lavoro sul loro futuro, e la promozione di open- day durante i quali gli Istituti Tecnici e Professionali del territorio possano presentare la propria offerta formativa, potrebbero essere gli strumenti efficaci per includere e dare un’occasione di riscatto a tutti coloro che non hanno avuto, per ragioni sociali ed economiche, la possibilità di seguire e completare un regolare percorso di studi”.
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