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Navigator 01.lug.2020
Sicilia - Le politiche attive del lavoro al termine di un anno particolare
I numeri fatti dai Navigator occupano spesso le pagine dei giornali, ma presi da soli non hanno molto senso. In Sicilia il lavoro non si è mai arrestato

Nonostante molto sia stato fatto per spiegare chi siano i Navigator, e quale ruolo svolgano nello scacchiere delle politiche attive del lavoro, molto spesso si incontrano notizie e affermazioni inesatte, o perlomeno basate su dati che presi al di fuori dal loro contesto non significano granché.
I numeri, per loro natura, non sono contestabili, ma è necessario porli all'interno di un sistema coerente per riuscire a capire appieno che cosa rappresentino davvero.

Prendiamo ad esempio la Sicilia. Per provare a chiarire il quadro della situazione Patrizia Caudullo, responsabile Anpal Servizi regionale, ha risposto alle domande in tema Navigator del giornale locale "Buttanissima".

 

La carica dei giovani

Il primo numero è 427, quello dei Navigator attualmente assegnati ai centri per l'impiego siciliani, giovani laureati in Economia, Psicologia, Sociologia e Giurisprudenza che sono andati ad affiancare i dipendenti dei CpI dopo una formazione di quattro mesi. Hanno assistito gli operatori nell'utilizzo diretto della piattaforma del Sistema informativo lavoro (Silav), con la possibilità di convocare i beneficiari, inviare mail e organizzare appuntamenti per spiegare come funzionasse il reddito.
Poi è arrivata la pandemia, che ha scombussolato l'intero Paese, sistema lavoro incluso. Con gli operatori assegnati alla parte amministrativa, i Navigator si sono occupati dell’attivazione dei piani per ogni singolo beneficiario del reddito di cittadinanza e delle proposte di vacancy (offerte di lavoro), offerte formative e politiche attive, ma il tutto in un panorama assolutamente inedito e desolante, impensabile anche per una Regione che conosce bene la disoccupazione.

 

L'obbligo della scuola

Il secondo numero è 51804: quello delle persone intervistate dai Navigator, ossia coloro con i quali sono stati avviati dei colloqui professionalizzanti per cogliere le singole inclinazioni e studiare l’ingresso nel mondo del lavoro.
Questo ha messo alla luce un annoso problema: una grossa parte delle persone intercettate non possiede i requisiti minimi per la finalità prevista: non ha mai cioè ottenuto la licenza di terza media, la chiave d'accesso legale al mondo del lavoro. Ben 12000 tra gli intervistati – spiega la Caudullo – non sono mai passati dai servizi sociali né dai centri per l’impiego, per cui vanno coinvolti praticamente da zero nel nostro sistema sociale. Molti tra di loro, persone che i Centri per l'Impiego avrebbero avuto enormi difficoltà a intercettare, hanno deciso di assolvere all'obbligo scolastico, e sono attualmente in fase di studio apposite convenzioni.

 

Scegliere di non scegliere

Il terzo numero è 4, e sono i mesi per i quali è stata sospesa la condizionalità connessa alla ricezione del Reddito di Cittadinanza. Questo meccanismo obbliga i percettori del reddito a rispondere a una proposta di lavoro entro la terza chiamata (anche se distante dal luogo di residenza), e ovviamente in sua assenza diventa molto più difficile riuscire a ottenere risposte e collaborazione dai beneficiari. La condizionalità tornerà il 17 luglio, e a quale punto chi ha deciso di non rispondere sarà richiamato in ufficio, e dovrà mettersi a regola, pena la decadenza del beneficio.

 

Un'alternativa sostenibile?

Arriviamo così al quarto numero, che è 1118. Sono le persone che hanno accettato un’offerta di lavoro a fronte di quasi 13 mila proposte pervenute. Si è spesso sentito dire che il Reddito di Cittadinanza potrebbe svolgere l'opposto della funzione prevista, e diventare un incentivo a non accettare un lavoro, ma la situazione è sempre più complessa di come la si possa disegnare. "Se i datori offrono 800 euro al mese per 40 ore di lavoro settimanali" – spiega la Caudullo – "Non penso sia compatibile col sistema Paese".

 

Le altre politiche

Gli ultimi numeri aggiungono le sfumature che consentono di completare il quadro, e riuscire così a farsi un'idea più accurata di cosa rappresenti.
940 beneficiari (su 1.946) hanno accolto la proposta di una politica attiva del lavoro (ad esempio i cantieri di lavoro predisposti dai Comuni, poi rimandati a causa del Coronavirus). In 3.242 (su 13.904) si sono iscritti a percorsi formativi, e soprattutto 1.570 lavoratori in nero hanno deciso di accedere a un servizio d’orientamento per creazione d’impresa.

 

In conclusione

Il quadro è giunto al completo, ma allo stesso tempo continua a essere in costante evoluzione. Non può essere altrimenti al termine di un anno falcidiato da una crisi che ha esacerbato tutti i problemi e le resistenze endemiche di una Regione che da sempre offre poco a chi decide di non abbandonarla per cercare fortuna nel Continente. La pandemia che ha paralizzato il mondo intero ha colpito duramente il lavoro che si stava facendo, ma che non si è mai arrestato, e che andrà avanti con la consapevolezza che l'impegno genera quasi sempre risultati.

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