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Piattaforma MOO e formazione sull’autoimprenditorialità

Piattaforma MOO e formazione sull’autoimprenditorialità 04.ago.2021
Navigator, dalla messa a sistema dei dati al confronto diretto con le imprese: l’esperienza del Cpi di Cinecittà a Roma
Il lavoro di mappatura della attività produttive presenti sul territorio romano ha portato allo sviluppo di nuove idee per la formazione e la creazione di nuove opportunità di lavoro
attrezzi del parrucchiere Questo è il racconto di come da una telefonata di presentazione degli strumenti di supporto alle imprese offerti da Anpal Servizi, possano nascere una idea progettuale e nuove opportunità di impiego. 
L’esperienza è riportata da Annamaria Mazzei, navigator del Centro per l’impiego di Cinettà a Roma, laureata in Economia.
“Dopo aver implementato i dati sulle imprese del territorio su MOO (la piattaforma in uso ai navigator, ndr), chiamo – racconta Annamaria – la società ‘x Srl’. Ho già consultato il sito web. Un salone di un parrucchiere molto carino con uno spazio all’interno adibito a centro estetico. Ho già contattato diverse aziende quel giorno con risultati deludenti: aziende in crisi, chi diceva che stava per chiudere e non era interessato, chi pensava di assumere all’inizio dell’anno ma, con l’emergenza Covid, non sa neanche se arriverà a fine mese. Ho parlato anche con un referente risorse umane di una grande società che mi dice: ‘Anche io sono in cassa integrazione come gli altri dipendenti’. In tutta sincerità, non affronto quest’ultima chiamata del giorno con molte speranze.

Al telefono, sento un gran vociferare e molti phon accesi ma, nonostante il suono di sottofondo, mi risponde una voce che percepisco accogliente. Mi presento e presento Anpal Servizi (in seguito AS) chiedo se ha mai sentito parlare delle nostre attività, di cosa facciamo. Si presenta anche lui, si chiama Marco ed è il titolare della società. Gli spiego di cosa ci occupiamo e che stiamo chiamando per la presentazione di una serie di servizi gratuiti di cui potrebbe usufruire per ciò che riguarda l’area risorse umane della sua azienda. Gli presento Spazio Lavoro della Regione Lazio. Non lo conosceva prima di quel momento.
Mi ascolta per un po’ ma ad un certo punto mi ferma e mi dice che la sua è un’azienda piccola, ha solo cinque dipendenti, e che non pensa di assumere al momento. Gli spiego che lo scopo della chiamata non è solo rilevare una vacancy immediata ma accompagnare l’azienda in un percorso continuo, di sviluppo nel tempo. L’obiettivo è mettere a disposizione delle aziende, come la sua, una serie di servizi mirati a raccogliere fabbisogni di professionalità e rispondere alle diverse esigenze che nel tempo (non solo oggi) l’azienda può avere.
A seguito di questa proposta il mio interlocutore si apre e mi racconta la sua storia. Marco è cresciuto in quel salone, ha ereditato la struttura ed il lavoro dal padre. Gli chiedo se possiamo fissare un appuntamento in modo da spiegargli meglio i servizi disponibili. Dopo il primo contatto telefonico, ne seguiranno vari: una serie di incontri da remoto con un passaggio di richieste che mostrano un quadro di sviluppo, frutto evidentemente del nostro incontro. Credo si sia sentito ascoltato. Ho percepito l’entusiasmo di avere avuto la possibilità di esprimere liberamente qual è il suo modo di guardare alla sua impresa in questo momento.
Marco mi invierà un modello P1 per la ricerca di un/a parrucchiere/acconciatore. Mi chiamerà per chiedermi informazioni su Garanzia Giovani. Tra tutte le richieste, quella sicuramente più particolare, è se AS abbia la possibilità di aiutarlo con la ricerca di personale che possa prendere in gestione la parte del salone relativo al centro estetico. Mi spiega tutto nel dettaglio in modo molto sincero. Al momento sta lavorando ma l’attività è rallentata.
Pensa che questo possa essere un’opportunità, uno scambio reciproco. Il centro estetico è all’interno del salone pertanto il cliente che accede ad uno potrebbe essere un probabile cliente per l’altro. In concreto, però, io avrei dovuto portare avanti una ricerca di uno spazio in affitto. Una proposta diversa da quello che ci siamo detti al primo contatto telefonico.
È molto interessante ascoltare le parole di Marco che è sicuramente un piccolo imprenditore quanto alle dimensioni della sua azienda, ma grande per la sua tenacia e la sua lungimiranza. Come si traduce in questi casi ‘l’incrocio domanda-offerta di lavoro’? Come posso intersecarla all’attività MOO su cui sto lavorando? Penso che il nostro obiettivo potrebbe essere quello di motivare figure professionali altrettanto intraprendenti e tenaci come il piccolo imprenditore che tiene duro e non vuole chiudere.
Il caso (o il destino, chissà) ha voluto che pochi giorni dopo, durante il contatto con i beneficiari di Reddito di Cittadinanza (RdC) che svolgiamo da remoto da quando è esplosa la pandemia Covid-19, incontrassi una signora che ha alle spalle una lunga esperienza da estetista-onicotecnica, fortemente interessata a svolgere attività in proprio.
Ho pensato, abbastanza velocemente, di scambiare i contatti. Mi sono anche chiesta se potessi farlo o meno. Ho condiviso, quindi, questo punto con la mia Supervisor che mi ha suggerito di monitorarlo.
Ho chiamato prima Marco per chiedere conferma. Ho contattato successivamente la beneficiaria RdC che si dimostra entusiasta, prende il contatto riferendomi che sicuramente lo chiamerà. Mi viene trasmessa però una sensazione del ‘vorrei ma non posso’ abbastanza nota tra i beneficiari di RdC che ho incontrato durante i colloqui. Un’aspirazione che appare, a prima vista, al di sopra delle capacità e dei mezzi di cui si dispone e che si accantona perché probabilmente disillusi già in partenza. Un sogno percepito troppo grande per trasformarsi in realtà.
Posso quindi immaginare la domanda successiva che potrebbe pormi la beneficiaria di RdC che ho in carico: se esistano o meno strumenti che possano aiutarla. Cerco di portarmi avanti il lavoro, mi consulto quindi con altri colleghi e con la mia Supervisor. Mi viene suggerito, al momento, di rimandare agli strumenti di Lazio Innova. Da una breve ricerca online, trovo diversi programmi ed incentivi per il sostegno all’autoimpiego, ne cito solo alcuni: Yes I start up di Anpal e Vitamina G della Regione Lazio, per esempio.
Un’idea potrebbe essere quella di organizzare laboratori in presenza al Centro per l’Impiego con Lazio Innova per esempio, Anpal e altri enti che erogano fondi per il sostegno all’autoimpiego. I laboratori potrebbero contenere moduli che diano una formazione sugli aspetti tecnici, per esempio su come aprire una partita iva e sugli adempimenti iniziali, senza trascurare però aspetti più importanti, per esempio come trasformare un’idea in un progetto imprenditoriale.
È importante l’incontro in presenza perché il primo (nostro) obiettivo deve essere proprio quello di non far percepire più questo timido desiderio come un “sogno impossibile” da realizzare.
Uno strumento utile a tal fine potrebbe essere quello di invitare chi abbia già usufruito di quei fondi (e non) che ce l’ha fatta. Potrebbero raccontare la loro storia e i beneficiari, partecipanti al laboratorio, potrebbe far loro delle domande. Questo permetterebbe uno scambio utile di conoscenze tra chi non ha placato quel desiderio bensì l’ha soddisfatto e chi si sta formando per farlo”.
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